Parete centrale in marmorino ochra, graduato verso il terracotta sul soffitto. Cinque campiture preparatorie.
Atelier · Locarno · MMIII
Vol. XXII — Edizione d'autunno Pitture decorative · Su commissione
"Una parete non si dipinge: si ascolta. Si guarda la luce che entra alle nove di mattina, il modo in cui la casa respira, le persone che ci vivranno. Solo allora si sceglie il colore."
— Appunti dall'atelier
— Il concept
Ogni stanza è una tela che aspetta la sua storia. Un soffitto alto chiede un affresco, una parete stretta un marmorino, un corridoio poco illuminato una velatura che catturi ogni sfumatura di luce. La pittura decorativa, quando è fatta bene, diventa architettura.
Lavoro da oltre vent'anni con calce naturale, pigmenti in polvere, foglia d'oro e tecniche tramandate da botteghe venete e toscane. Ogni progetto nasce da un sopralluogo — osservo la casa, parlo con chi la abita, studio la luce e i materiali esistenti. Solo dopo preparo i campioni, che realizzo direttamente in cantiere.
Non esistono due pareti identiche nel mio atelier: ogni superficie è firmata dalla mano, dal tempo, dall'aria di quel particolare giorno. È questo che distingue una pittura decorativa vera da una finitura industriale.
— Le tecniche
Ogni tecnica ha un carattere, un'origine, una storia che racconta. Le scelgo insieme al cliente in base al progetto — e al tempo che la stanza merita. Le preparazioni richiedono giorni, a volte settimane. La fretta è l'unica cosa che non appartiene all'atelier.
Pigmenti stesi su intonaco fresco. Una tecnica che si fissa nella parete stessa e invecchia con essa. Per soffitti, lunette, pareti di rappresentanza.
Polvere di marmo e grassello di calce, steso in più passate e levigato a specchio. Una superficie che riflette la luce come una pietra levigata, morbida al tatto.
La tecnica più raffinata delle ville palladiane. Venature profonde, effetto marmo lucido, eseguito con spatola di acciaio su preparazioni minerali.
Calce aerea spenta da anni, pigmenti terra. Lascia respirare le pareti antiche e regala una morbidezza di tono che le vernici moderne non possono replicare.
L'illusione applicata alla parete: finte architetture, prospettive impossibili, giardini dipinti. Ogni progetto è studiato per il punto di vista dell'abitante.
Foglia d'oro zecchino 22 kt applicata a missione o in guazzo. Per fregi, cornici, dettagli architettonici che devono brillare in penombra.
Sovrapposizione di glasse trasparenti che costruiscono profondità cromatica. Pareti che cambiano tono in ogni ora del giorno, vive come pietra naturale.
Motivi floreali, greche, tessiture geometriche. Disegnati a mano e ripetuti con mascherine di carta velina — mai con rulli industriali.
— Portfolio
Una selezione di commissioni private — ville sul lago, palazzi storici, residenze d'autore. Nomi e dettagli rimangono, per discrezione, nell'archivio dell'atelier.
Parete centrale in marmorino ochra, graduato verso il terracotta sul soffitto. Cinque campiture preparatorie.
Decorazione geometrica a losanghe in calce naturale su scala storica del primo Novecento.
Velature in sei strati trasparenti per ricreare un orizzonte lacustre su una parete cieca.
Recupero di fregi neoclassici con foglia d'oro zecchino, applicata a missione su gesso.
Gradienti a pennello su quattro metri di parete, dal terracotta profondo al gesso crema.
Affresco circolare su soffitto, due mesi di lavoro per tre metri di diametro.
Trompe l'œil di boiserie settecentesca, eseguito a mano libera su parete intonacata.
Pareti a righe sfalsate in pigmenti terra, spatolato a tre mani, effetto tessuto grezzo.
Velature sovrapposte dal gesso all'ochra bruciata, studiate per la luce del mattino.
— Chi sono
Mi chiamo Davide Ferrari. Ho imparato il mestiere nella bottega di mio zio, a Locarno, quando avevo sedici anni. Poi sette anni di apprendistato a Venezia con un maestro decoratore — si entrava in atelier alle sei e si usciva alle otto di sera, a preparare calce, macinare pigmenti, stendere campioni.
Oggi lavoro da solo. Una stanza alla volta, un progetto alla volta. Non ho assistenti, non ho dipendenti, non applico formule prestabilite. Ogni parete è una conversazione silenziosa fra me, la casa, e chi ci vivrà.
Credo che la pittura decorativa, nel 2026, sia un atto quasi politico: rifiutare la velocità, l'omologazione, la finitura usa-e-getta. Scegliere invece la mano, la pazienza, il gesto che invecchia bene.
— Per iniziare
Ogni progetto inizia con una visita a casa tua. Una conversazione, una tazza di caffè, due o tre campioni che lascerò sulla tua parete per qualche giorno. Solo dopo decideremo insieme se ha senso procedere — senza impegno, senza fretta.
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